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FESTIVAL DELLA FILOSOFIA ROMA 2008
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FESTIVAL DELLA FILOSOFIA - ROMA 2008



17 - 20 APRILE 2008




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Torna il Festival della filosofia che, giunto alla sua terza edizione, è diventato uno degli appuntamenti annuali più importanti per la vita culturale di Roma. L’occasione dei quarant’anni da quell’anno in cui profondi momenti del pensare sociale e politico, maturati nel decennio, si sono fusi, talvolta organicamente e più spesso incontrollatamente, con gli avvenimenti della storia, con l’agire delle masse, soprattutto dei giovani, determinando sensibili cambiamenti politici, sociali e di costume in Italia e nel resto del mondo, consente una riflessione su quanto accadde nel 1968 e a partire dal 1968, sulle conseguenze e sulle eredità, evitando qualsiasi caduta celebrativa o nostalgica. A partecipare a questo momento di riflessione e analisi socio-storica sono stati invitati sia diretti protagonisti di quel momento sia esponenti del mondo della cultura, dell’arte, del cinema e della vita pubblica che da quel periodo possono sembrare lontani o addirittura estranei, con particolare attenzione ai giovani. Alcuni eventi sono dedicati ai temi più strettamente connessi a quegli anni come la rivolta studentesca, la scelta della violenza, il confronto tra le diverse etiche della rivolta nel 1968 e nel 1989, la liberazione sessuale e il femminismo, la fede e i movimenti religiosi di base. Il Sessantotto sarà esplorato anche nei suoi momenti significativi legati alla psichiatria, al cinema d’autore, alla musica, all’arte, al teatro e alla letteratura. Una serie d’incontri, intitolati Contrappunti, delineerà un percorso teso a individuare alcuni pensatori e movimenti significativi che hanno svolto un ruolo di primo piano nel dibattito teorico a cavallo del Sessantotto. Altri eventi saranno proposti per investigare l’ipotesi se alcuni fenomeni che hanno caratterizzato gli anni successivi hanno un legame con il ’68, come l’ambientalismo, la difesa dei diritti sociali, lo sviluppo delle riviste di satira e fumetti, la nascita delle radio libere, internet, il blog e lo slow food. Per dare compiuto svolgimento a tutti questi temi nel programma sono previste tredici tavole rotonde, sei lectio magistralis, tre incontri straordinari, tre dibattiti sui padri nobili del ’68 e tre caffè filosofici.
Durante i quattro giorni del festival, oltre agli eventi scientifici, ad animare il Parco della Musica saranno anche una mostra di Fabio Mauri, eventi legati al cinema d’autore, una mostra fotografica su Valle Giulia, una rassegna di cinegiornali del periodo e due concerti. Il Festival, promosso dal Comune di Roma, prodotto dalla Fondazione Musica per Roma, è ideato e curato dall’Associazione culturale Multiversum, presieduta da Giacomo Marramao e dalla rivista MicroMega, diretta da Paolo Flores d’Arcais.




01 - Dalla critica alle armi?
Il '68 e il problema della violenza


Tavola rotonda con
Roberto Esposito
Massimiliano Fuksas
Toni Negri
Oskar Negt
Peter Schneider
Pere Vilanova

conduce
Giacomo Marramao

Inaugurazione con
Gianni Borgna Presidente Fondazione Musica per Roma
Carlo Fuortes Amministratore delegato Fondazione Musica per Roma
Giacomo Marramao e Paolo Flores d'Arcais curatori scientifici del Festival

a seguire Tavola rotonda

Il rapporto del Sessantotto con la violenza è forse uno dei punti più controversi della ricostruzione storiografica di quegli anni. Il tema investe per un verso le forme di resistenza e le pratiche di contestazione utilizzate dal movimento studentesco (un esempio per tutti: la battaglia di Valle Giulia); per l'altro, la relazione di continuità/discontinuità con quanto accadde dopo. La lunga e drammatica fase seguita alle contestazioni studentesche è stata segnata in Italia dalla strategia della tensione da una parte e dalla lotta armata dall'altra. Anziché gettar luce sui lati oscuri e inquietanti della frattura prodottasi a partire dal 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana, una certa apologetica istituzionale ha preferito parlare di “opposti estremismi”. Ma è legittimo sostenere che la lotta armata sia la naturale conseguenza delle contestazioni studentesche? O non è stato piuttosto il passaggio dalla logica inclusiva, cosmopolita e coinvolgente della prima fase della protesta alla logica identitaria ed esclusiva dei vari gruppi a segnare l'esaurirsi del potenziale creativo del movimento e a dar luogo al piano inclinato della violenza? Muovendo da questi interrogativi, la tavola rotonda si propone di mettere a fuoco l’impervio transito dagli anni ’60 agli anni ’70, i cui effetti di lungo periodo sono ancora operanti nel cuore stesso del nostro presente.

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02 - L'America del '68



Tavola Rotonda con

Bruno Cartosio

Furio Colombo

Lynn Dumenil

Todd Gitlin

conduce
Alessandro Portelli

L’America degli anni ’60 è l’America della guerra del Vietnam, l’America che radeva al suolo con il napalm interi villaggi di contadini all’altro capo del mondo. Ma è anche l’America che contro quella guerra organizzò imponenti manifestazioni antimperialiste; è anche l’America delle battaglie per i diritti civili, del movimento dei neri, di Martin Luther King che sognava il giorno in cui “sulle rosse colline della Georgia i figli di coloro che un tempo furono schiavi e i figli di coloro che un tempo possedettero schiavi, sapranno sedere insieme al tavolo della fratellanza”. Ed è anche l’America della “nuova sinistra”, della cultura Beat e Hippy, l’America da cui si alzò un vento di rinnovamento e di creatività che influenzerà profondamente un’intera generazione dentro e fuori i propri confini. Un vento che può essere ascoltato nel respiro profondo di una nazione capace di essere - ancora oggi - crocevia fondamentale delle culture alternative di inizio secolo.


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03 - Da Radio Alice alla Blogosfera.
Radio libere, codice libero, blog, la stessa libertà


Tavola Rotonda con
Loredana Lipperini
Paolo Ricci
Luca Sofri
Marco Moretti

conduce
Alberto Abruzzese

L’etere è stato per un certo periodo sinonimo di libertà. Conquistarne uno spazio significava avere la possibilità di esprimersi. Nell’immaginario collettivo era la conquista pratica di ciò che recita l’articolo 21 della nostra Costituzione, ovvero della possibilità di manifestare “liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. La nascita delle radio libere e la loro diffusione negli anni Settanta sono stati lo specchio di un fondamentale sviluppo dei media, che ha pilotato il passaggio all’età della libera informazione. Reali esperienze dalle piccole realtà di provincia, la narrazione di una vita vissuta che raccontava il tessuto sociale nel suo cambiamento. La nascita delle radio libere è stata il primo vero progetto di comunicazione libera, democratica e realmente interattiva, nata e gestita dal “basso”, mettendo tutti sullo stesso piano e con la stessa possibilità di comunicare. Un tipo di esperienza che negli anni si è evoluta in quello che oggi è il mondo dei blog. E che sono accomunati dalla stessa esigenza: dar voce alla voglia di comunicare fra le persone e incarnare il desiderio ancestrale di libertà che questi mezzi rappresentano.


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04 - Lectio Magistralis di Franco Cordero
"Quarant'anni d'interdetto"


Lectio Magistralis di Franco Cordero

introduce Chiara Merighi



Franco Cordero
Giurista e scrittore, è professore emerito di procedura penale all’Università “La Sapienza” di Roma. I suoi editoriali e commenti appaiono regolarmente su “La Repubblica”. La sua Procedura penale (Torino 1966) è considerata uno dei testi italiani più importanti in materia. Grande erudito, oltre ai lavori d’argomento tecnico, ha pubblicato due pamphlets, numerosi romanzi e saggi di grande successo, fra i quali Le strane regole del signor B. (Milano 2003); Nere lune d’Italia (Milano 2004); Fiabe d’entropia. L’uomo, Dio, il diavolo (Milano 2005). Recentemente ha pubblicato il romanzo L’armatura (Milano 2007) e il saggio Che cos’è la giustizia? (Roma 2007).

Il 1968 è entrato nell’immaginario comune come un anno di rivoluzioni e sconvolgimenti, con la sua duplice interpretazione di continuità e discontinuità rispetto agli anni ’70 e agli accadimenti che si sono succeduti. È sufficiente pensare ai movimenti studenteschi, alle rivolte di piazza, agli slogan contro l’autorità per immaginare un reale mutamento nelle maglie profonde della società? Franco Cordero ci aiuterà con maestria a ricordare altri aspetti del ’68, attraverso la lente d’ingrandimento più affidabile: l’esperienza. Giurista, romanziere, saggista, Franco Cordero, dopo aver abbandonato l’avvocatura, ricopriva il ruolo di insegnante di Procedura Penale e di Filosofia del Diritto all’Università Cattolica proprio negli anni più caldi del movimento. Il 1968, sinonimo di eversione, riecheggia nelle parole di Franco Cordero nella sua complessità e nelle contraddizioni di una libertà spesso proclamata, ma difficilmente concessa, anche da parte dell’insegna illuministica o marxista che avrebbe dovuto sostenerla.


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05 - Le avanguardie: l'arte e la rivoluzione culturale

Tavola Rotonda con
Achille Bonito Oliva
Paolo Fabbri
Maurizio Ferraris
Giacomo Marramao
Fabio Mauri
Mario Perniola

conduce
Lucio Saviani

In che senso, per quali vie, in quali forme il rivoluzionamento dei linguaggi prodotto dall'arte del Novecento ha anticipato e propiziato la rottura antropologicopolitica del Sessantotto? Quale relazione intercorre tra il nuovo lessico delle avanguardie politiche e le tecniche espressive delle avanguardie artistiche (rappresentate in Italia dalle opere di grandi innovatori del linguaggio estetico ed eversori dei codici figurativi come Mimmo Rotella e Fabio Mauri, Tano Festa e Mario Schifano, Alberto Burri e Gianfranco Baruchello)? Per rispondere a queste domande, filosofi, semiologi, artisti e critici d'arte si confronteranno sulla genesi, sui caratteri e sulla longue durée di un'affascinante e controversa "rivoluzione culturale".


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06 - L'istituzione negata.
La fine dell'ospedale psichiatrico e i nuovi problemi della sofferenza



Tavola Rotonda con

Simona Argentieri

Giovanni Jervis

conduce
Pietro Calissano

Nel corso dei secoli, l’atteggiamento relativo alla follia e al suo significato ha subito notevoli cambiamenti, spesso radicali. Nel suo famoso libro Storia della follia nell’età classica, Foucault ripercorre ex post il destino dei folli: i manicomi, strutture create nell’età moderna, sanciscono l’isolamento e l’internamento di ogni forma sociale che si scontri con la lucida razionalità. La psichiatria, moderna coscienza medica della follia, ha oscillato tra contenzione e cura, sullo sfondo della disumanizzazione propria delle “istituzioni totali”. In Italia è proprio nel 1968 che Franco Basaglia pubblica L’istituzione negata: nel corso di pochi anni si assiste a una rivoluzione culturale e medica, culminata nel 1978 con l’approvazione della legge 180 che impone la chiusura dei manicomi e regolamenta il trattamento sanitario obbligatorio. La legge 180 – e tutto il movimento che l’ha preceduta – abbatte la malattia mentale istituzionalizzata. Ma si è davvero riusciti ad abbattere la separazione tra malato mentale e società? Quali nuovi problemi ci troviamo oggi a dover affrontare? Quali prospettive si aprono per il futuro?


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07 - ’68 e femminismo. Politica, sessualità, costume

Imma Battaglia
Jennifer Baumgardner
Erica Jong
Amy Richards
Oliviero Toscani

conduce
Ida Dominijanni

Il Femminismo è un insieme eterogeneo e complesso che ha le sue radici prima degli accadimenti del Sessantotto, con caratteristiche peculiari in ogni paese. La rivoluzione di cui si fecero portavoce i movimenti femministi negli anni Sessanta e Settanta aveva come obiettivo quello di stravolgere un assetto precostituito e preordinato, rimettendo in discussione la gerarchia vigente dominata da rapporti di forza fondati sulla definizione di ruoli – sociali e politici – legati all’immaginario sessuale: una sessualità maschile “piena”, potente, attiva contro una sessualità femmile “cava”, vuota, mancante e passiva. Le parole dell’uguaglianza e della differenza si diffondono con sfumature diverse nella politica, nella filosofia, nel cinema, nell’arte, nel diritto, entrando a far parte della vita quotidiana attraverso il cambiamento nella trasmissione delle conoscenze e nell’interazione sociale. Cosa ha significato tutto ciò nel corso degli anni? Quale immagine di donna sopravvive al tempo? Quale sessualità vive nell’immaginario delle donne e degli uomini dopo il 1968?


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08 - Da Contessa a Emozioni.
Linea rossa, linea verde nella musica del '68


Tavola Rotonda con
Paolo Pietrangeli
Giulio Rapetti Mogol

conduce
Gianni Borgna

Gli anni della contestazione furono preparati e accompagnati da una lenta ma radicale rivoluzione della cultura e dei costumi promossa dalla generazione che in America fu definita dei “baby boomers”. La musica fu uno dei principali veicoli di propagazione di questa dirompente modernizzazione, in cui convissero e s’intrecciarono tendenze e linee di sviluppo molto diverse. La crescente politicizzazione che dagli Stati Uniti all’Europa interessava i giovani più impegnati nelle mobilitazioni, ispirò una grandissima parte della produzione artistica e musicale di quegli anni. Ma accanto a essa vi furono anche percorsi di sperimentazione linguistica e musicale che non ruppero totalmente con le tematiche su cui si era costruita la tradizione melodica degli anni ’50 e dei primi anni ‘60, pur facendone oggetto di una rilettura e di una rivisitazione capaci di aprire nuovi spazi di indagine e di interesse. Ne discutono con Gianni Borgna, profondo conoscitore della musica e della canzone italiana, due indiscussi protagonisti di quel fecondo momento musicale. A fare da contrappunto al dibattito l’esecuzione di alcuni significativi brani di Mogol e Pietrangeli e di altri autori del periodo eseguiti da un ensemble composto da studenti.

Intermezzi musicali eseguiti da studenti del Liceo Classico del Convitto Nazionale di Roma


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09 - Elio Matassi, Franco Volpi, Stefano Catucci
“Coscienza e reificazione: Lukács e Korsch”


Elio Matassi

Franco Volpi

modera
Stefano Catucci

La contestazione che il ’68 mosse alle istituzioni ufficiali della sinistra e del movimento operaio si avvalse di strumenti teorici che in gran parte riprendevano tendenze eretiche o minoritarie del marxismo. La critica da sinistra del burocratismo che investiva tanto i partiti operai dell’occidente quanto i regimi del socialismo reale attingeva a filoni del pensiero marxista che fino ad allora erano stati marginalizzati perché in conflitto con l’ortodossia ufficiale terzinternazionalista. Si colloca nell’ambito di una tale ricerca la riscoperta di opere come Storia e coscienza di classe di Lukács – nella quale si attuava un ripensamento del marxismo attorno alle categorie del feticismo e della reificazione, in contrasto con Engels e con la tradizione che ne era derivata – o Marxismo e filosofia di Korsch, che, uscita nel 1923, aveva contribuito alla riapertura della discussione su Marx.

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10 - Lectio Magistralis di Sergio Staino
"Il '68 e l'educazione politico-sentimentale di Bobo"


Lectio Magistralis di
Sergio Staino

introduce
Giacomo Marramao



Sergio Staino
Laureato in architettura, dopo un periodo di insegnamento ha intrapreso la via del “fumetto” divenendo una delle firme satiriche italiane più importanti e popolari. Il suo personaggio più famoso, Bobo, nasce sulle pagine di “Linus”. Collaboratore prima del “Messaggero”, dagli anni ’80 inizia il suo proficuo rapporto con “l’Unità”. Nel 1986 fonda e dirige il settimanale satirico “Tango”, sulle cui pagine sfileranno le migliori firme della satira italiana. In quegli stessi anni lavora anche per la televisione con Cavalli si nasce (1988) e Non chiamarmi Omar (1992). Fra i suoi lavori recenti, le illustrazioni (con Isabella Staino) del racconto di Adriano Sofri Gli angeli del cortile (2003).

Incontriamo Staino o l’amatissimo Bobo? il personaggio della generazione di mezzo che ha conosciuto il Sessantotto e ha pensato che da quell’anno in poi il mondo sarebbe diventato migliore. E invece ha visto arrivare piazza Fontana, le Brigate rosse, le bombe sui treni e alla stazione di Bologna, tangentopoli, la mucca pazza, l’afta epizootica, Sarajevo, le pulizie etniche e l’Aids. Bobo si ricorda ancora di quando in corteo scandiva lo slogan Yankee, go home. Ma questa volta Bobo vuole raccontarci qualcosa di personale e, siccome il personale è politico, anche come la sua storia umana si sia intrecciata con gli eventi di quegli anni, con le marce della Pace, con l’ottusità del partito che ancora faticava a cambiare, con i pretini di base che invece provavano a cambiare la chiesa, con il terzomondismo che vedevamo con gli occhi degli altri. Una storia tenera e tuttavia molto politica che Staino ci illustrerà con le sue tavole e che scandirà con commenti e analisi più profonde insieme al filosofo amico Marramao.

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11 -Il piacere e la rivoluzione. Cibo, edonismo, impegno.

Tavola Rotonda con
Massimo Donà
Carlo Petrini
Beppe Rinaldi

conduce
Antonio Gnoli

“Ognuno insegue il suo piacere”: dai tempi di Virgilio non è poi cambiato molto. Il piacere è insito nell’essere umano. Ogni piacere è infatti sociale: riguarda l’uomo, e solo lui, poiché la natura a rigor di termini ignora il piacere conoscendo solamente la soddisfazione del bisogno. Così anche per il sommo piacere rappresentato dal cibo. Mangiare può essere soddisfazione di un bisogno. Ma anche sublime piacere. Perché, come scriveva Brillat-Savarin, gli animali si nutrono, l’uomo mangia, solo l’uomo di spirito sa mangiare. A partire da qui si dipanerà la rete che tesse la fisiologia del gusto: un complesso mondo di rapporti fra cibo, edonismo e impegno. Rapporti che proprio da alcuni fenomeni del ’68 iniziarono ad intersecarsi e svilupparsi, per giungere fino all’odierna cultura della lentezza, dello slow, nel cibo, nel lavorare, nel vivere. Perché cibo è politica, e al di là dei piacere sensoriali coincide con il valore dei saperi umani. Del resto aveva ragione Feuerbach: l’uomo è ciò che mangia.

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12 - La fede oltre la Chiesa. Il '68 e i movimenti religiosi

Tavola Rotonda con
Marcelo Barros
Giovanni Franzoni
Daniele Garrone
Enzo Mazzi
Mauro Pesce

conduce
Giancarlo Zizola

Con il Concilio Vaticano II (1962-1965) la Chiesa cattolica inaugurò una stagione di straordinario cambiamento sia al proprio interno sia nel rapporto con il mondo. Gli anni che seguirono furono interessati dal diffondersi di un enorme fermento: l’istanza di riforma che animava gli ambienti più inquieti del mondo cattolico andò a incrociare i movimenti giovanili, le lotte dei lavoratori e le mobilitazioni anti-imperialiste. In Italia, l’occupazione del duomo di Parma del 14 settembre 1968 fu uno degli avvenimenti più carichi di forza simbolica di quel periodo: gli occupanti, giovani cattolici, chiedevano una Chiesa più povera e libera dall’autoritarismo e dalla collusione con il potere. Iniziava a diffondersi all’interno della realtà ecclesiale una severa critica verso il collateralismo tra mondo cattolico e il partito della Democrazia Cristiana. In America latina, intanto, la Teologia della Liberazione ispirava una pratica di Chiesa schierata dalla parte degli ultimi e degli oppressi.

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13 - "Il cinema del '68" con Bernardo Bertolucci

Incontro con
Bernardo Bertolucci

conduce
Gianni Borgna

Nel ’68 uscirono nelle sale italiane quasi trecento film, tra essi alcune pietre miliari della cinematografia mondiale, Gangster story di Arthur Penn, 2001 Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick, capolavori di comicità come Hollywood Party di Blake Edwards e dell'horror come Rosemary's Baby di Roman Polansky e La notte dei morti viventi di George A.Romero, che era anche un lucido apologo rivoluzionario. Dalla Francia arrivavano il delicato Baci rubati di Francois Truffaut ma anche Weekend di Jean Luc Godard, vero e proprio manifesto contro la società dei consumi tanto odiata dai sessantottini. Il nuovo cinema tedesco raggiungeva il suo apice con Scene di caccia in bassa Baviera di Peter Fleischmann, mentre da Hollywood arrivava Il laureato di Mike Nichols, altro campione del ribellismo contro una società ipocrita e falsa ritmato dalle canzoni di Simon & Garfunkel. Sul fronte della liberazione sessuale Barbarella di Roger Vadim trasformava Jane Fonda, la futura Hanoi Jane, in un'icona sexy, Claude Chabrol esplorava senza falsi pudori i rapporti tra donne in Les Biches. E in Italia? Il cinema italiano schierò nel '68, solo per citarne alcuni, una pattuglia di grandi autori: Liliana Cavani con l'anticlericale Galileo, Carlo Lizzani con il cronachistico Banditi a Milano, Pier Paolo Pasolini con l'antiborghese Teorema, Nelo Risi col rigoroso Diario di una schizofrenica, mentre Monica Vitti, ne La ragazza con la pistola di Mario Monicelli, fornì una sua versione dell'emancipazione femminile. E Bernardo Bertolucci, che nel ’68 firmava il dostoevskiano Partner. Bertolucci, accompagnato da Gianni Borgna, racconterà la sua personale visione di quel cinema. Cinema che insieme è testimonianza, descrizione, denuncia sociale, racconto, favola. Cinema che un grande maestro come Bertolucci ha continuato a rappresentare con i suoi capolavori assoluti, da Ultimo tango a Parigi, a Novecento, L’ultimo imperatore, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha, fino a The Dreamers, film che ripercorre una vicenda di passioni politiche e rivoluzioni sessuali di una coppia di fratelli, nella Parigi del 1968.


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14 - Lectio Magistralis di Luis Sepúlveda
"Una grande illusione rivoluzionaria"


Lectio Magistralis di
Luis Luis Sepúlveda

introduce
Bruno Arpaia



Luis Sepulveda
Scrittore cileno tradotto in almeno una quindicina di lingue, inizia prestissimo la sua attività di scrittore militante. Nei primi anni ‘70 si dedica interamente all’attività politica, divenendo membro attivo dell’Unità Popolare Cilena. Nonostante il colpo di stato che lo costringe prima al carcere e poi alla tortura, continua la sua battaglia per la libertà in altri paesi sudamericani. Si divide oggi tra l’attività di scrittore e quella di ideatore e direttore del Salón del Libro Iberoamericano. Il vecchio che leggeva romanzi d’amore (1988) è il libro che lo consacra al successo. Tra gli altri romanzi e raccolte: Il mondo alla fine del mondo; La frontiera scomparsa; Patagonia Express; Storia della gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.

"Quando sono nato ero già un fuggitivo, un latitante. Mia madre era ancora minorenne, e mio padre, di pochi anni più grande, era stato denunciato dal 'suocero'. Così sono stato partorito in un albergo, durante una pausa forzata di quella fuga d'amore con tanto di mandato di cattura. Sarà anche per questo, che ho sempre avuto la sensazione di non essere di alcun posto..." (da un intervista di Pino Cacucci del 1996).
Militante politico e grande affabulatore, testimone diretto di quanto accadde in quegli anni in America Latina, il luogo dove forse si è andati più vicino alla possibilità di realizzare il sogno rivoluzionario di tanti giovani, e di come questo sogno sia stato drammaticamente represso, Sepulveda è stato imprigionato e arrestato dalla polizia del dittatore Pinochet ma non ha perso la sua voglia di emozionarsi e emozionare. Sono nate così pagine di grande poesia e letteratura come il suo racconto più popolare, per bambini ma non solo, La Gabbianella e il Gatto che le insegnò a volare o come Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, dedicato al suo amico Chico Mendes, il leader dei Seringueros brasiliani, brutalmente ucciso nel 1988. Nei ricordi di Sepulveda avremo modo di trovare quelle storie, quelle parole, quelle musiche quella volontà di resistere che ci fecero credere che qualcosa stava veramente cambiando, che “il pueblo unido jamas será vencido”.

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15 - "Svolte d'epoca" con Eugenio Scalfari

Incontro con
Eugenio Scalfari

conduce
Antonio Gnoli

Una vita di svolte, di cambiamenti, di metamorfosi, che si svolge nel corso di anni di radicale e profondo mutamento. Il racconto di un'epoca attraverso la storia personale di chi l'ha attraversata, da protagonista, e, allo stesso tempo, l'autobiografia di un uomo attraverso il ricordo di un'epoca. E' un gioco di rimandi tra il piano personale e quello sociale e culturale: due piani che nella vita di Eugenio Scalfari non si possono nettamente separare. Snodi esistenziali, che sono anche snodi storici. Dal Il Mondo di Pannunzio a L’Espresso di Benedetti, dal sessantotto ai giorni nostri, da La Repubblica alla seconda repubblica, senza mai dimenticare la res publica, Scalfari traccerà, con Antonio Gnoli, un quadro dell’Italia che ha conosciuto e della sua passione politica e civile.


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16 - Etiche della rivolta: 1968 - 1989

Tavola Rotonda con
Daniel Cohn-Bendit
Paul Berman
Adam Michnik
Fernando Savater

conduce
Paolo Flores d’Arcais

Il 1968 e il 1989 sono due anni che, ciascuno a suo modo, hanno cambiato il mondo. Sembrano non avere nulla in comune. Critica delle democrazie occidentali il primo. Aspirazione alla democrazia occidentale il secondo. Questa l’apparenza. Pure, un più profondo filo lega i due eventi: lo spirito libertario, la necessità di una democrazia che abbia al suo centro la figura del “dissidente”, e non il conformismo di massa. Del resto, all’est, molti saranno i protagonisti di entrambi i movimenti, soprattutto in Polonia e Cecoslovacchia. D’altro canto, il ’68 occidentale in genere non capì la Primavera di Praga, e in larga misura si fece irretire nelle sirene maoiste. Mettere oggi a confronto, su entrambi quegli eventi, protagonisti del ’68 al di qua e al di là del “muro” può consentire di capire affinità e distanza tra due “etiche della rivolta”. A farlo sono i protagonisti diretti di quegli eventi, che nei loro paesi parteciparono non solo all’elaborazione del pensiero ma lo tradussero in azione.

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17 - Stefano Petrucciani, Gian Enrico Rusconi, Cinzia Sciuto
“Il sessantotto e la Scuola di Francoforte: un rapporto ambiguo”


Contrappunti con
Stefano Petrucciani e Gian Enrico Rusconi

Modera
Cinzia Sciuto

Alcuni dei principali esponenti della Scuola di Francoforte – Theodor Adorno, Max Horkheimer ma soprattutto Herbert Marcuse – sono tradizionalmente considerati i principali ispiratori teorici dei movimenti studenteschi del Sessantotto. La loro teoria critica della società, con la radicale messa in discussione dell'autoritarismo, della società dei consumi, dell'industria culturale, riusciva ad andare oltre il tradizionale marxismo ed è stata certamente fondamentale per il movimento. Ma quanto questi pensatori furono davvero determinanti nell'elaborazione teorica del Sessantotto? E quanto invece il movimento rimase legato ad alcuni elementi più tradizionali del marxismo, allontanandosi in alcuni punti cruciali dai francofortesi? Un rapporto ambiguo che si snoda tra ambiguità teoriche e conflitti talvolta anche personali.

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18 - Al servizio della verità o serva del potere?
La scienza e il problema dell’oggettività


Tavola Rotonda con
Edoardo Boncinelli
Marcello Cini
Giulio Giorello
Vito Mancuso

conduce
Telmo Pievani

Niente come la scienza e la rigorosità del suo linguaggio logico-matematico costituiscono nell’immaginario comune il modello della conoscenza oggettiva. Anche quando questa conoscenza oggettiva non assume il volto rassicurante del progresso a servizio di tutti, ma quello temuto della tecnologia del controllo appannaggio di un’elite separata dal resto della società. La scienza non nasce però fuori dalla società, e la sua pretesa di neutralità deve fare i conti con il contesto sociale entro cui si inserisce lo stesso statuto epistemologico. Non si tratta semplicemente di indagare il rapporto tra la ricerca e chi la finanzia, fra la ricerca e applicazioni tecnologiche che ne possono derivare, ma tra lo stesso paradigma scientifico e le dinamiche di potere e di dominio di cui è intessuta una società nella quale il prodotto dell’intelligenza e della creatività umana rischia di divenire funzionale a un apparato di produzione che aspira a trasformarlo in merce.

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19 - Marco Revelli, Mario Tronti, Emilio Carnevali
“La sintesi unilaterale: l’operaismo e la critica del marxismo ufficiale”


Contrappunti con
Marco Revelli e Mario Tronti

modera
Emilio Carnevali

Nel corso degli anni ’60 un serie di esperienze innovative preparano il terreno teorico alla contestazione che scoppiò negli anni successivi. Attorno a riviste come i Quaderni Rossi o Classe Operaia andò maturando una riflessione fortemente critica del marxismo assurto a dottrina ufficiale dei partiti operai italiani. Un marxismo che nel solco della tradizione nazionale De Sanctis-Labriola-Croce-Gramsci si era sempre più diluito in un generico storicismo progressista, incapace di interpretare i profondi mutamenti che il capitalismo del boom economico aveva portato alla composizione di classe della società italiana. Contro i vaghi appelli alle masse lavoratrici ed alla democrazia progressiva, occorreva ritornare al Marx teorico della lotta di classe nel cuore dello sviluppo capitalistico e del suo centro propulsivo (la fabbrica) e al Lenin teorico della rivoluzione.

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20 - Le metamorfosi del quarto potere.
Dalla rivoluzione dei giornali a internet


Tavola Rotonda
Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Zeit
Laurent Joffrin, direttore di Libération
Gianni Riotta, direttore del TG1
Eugenio Scalfari, Repubblica

conduce
Aldo Cazzullo, Corriere della Sera

Sul tema “Le metamorfosi del Quarto Potere. Dalla rivoluzione dei giornali a Internet”, si misureranno quattro tra i più importanti giornalisti europei. Moderati da Aldo Cazzullo del Corriere della Sera, discuteranno di rivoluzione del linguaggio e di democrazia dell’informazione, Eugenio Scalfari fondatore di Repubblica, Laurent Joffrin direttore di Libération, Giovanni Di Lorenzo direttore di Die Zeit e Gianni Riotta direttore del TG1. Nel mutamento dei costumi e della scala dei valori determinato dal Sessantotto, l’informazione è stato forse uno dei terreni che ha dimostrato più di ogni altro la profonda capacità rinnovatrice del Movimento. Quattro grandi opinion leader dei nostri tempi dibatteranno di critica, controinformazione, movimentismo, indipendenza, giornalismo civico e informazione dal basso. Fino a confrontare esperienze ormai forse consegnate alla storia con la rivoluzione determinata dai nuovi media.


LINK http://www.mediafire.com/download.php?zkzi96hgdzt




21 - Lectio Magistralis di Slavoj Žižek
“Nel 1968 le strutture sono scese in piazza. Lo faranno ancora?”


Lectio Magistralis di Slavoj Žižek

introduce
Emanuela Fornari


Slavoj Žižek
Filosofo e psicoanalista sloveno, insegna all’Istituto di Sociologia dell’Università di Lubiana. È fra i protagonisti indiscussi del panorama filosofico e teorico internazionale, con un’analisi radicale della politica e della società contemporanea che intreccia virtuosamente i registri “alti” della filosofia classica (Kant, Hegel, Schelling) e della psicoanalisi lacaniana con un’attenzione alle diverse forme della cultura di massa. Tra le sue numerose opere tradotte in italiano: Il grande Altro (Milano 1999); Benvenuti nel deserto del reale (Roma 2002); Tredici volte Lenin (Milano 2003); L’isterico sublime (??? 2003); Contro i diritti umani (Milano 2006); Il cuore perverso del cristianesimo (Roma 2006); La violenza invisibile (Milano 2007).

Il titolo rimanda alla reazione di Jacques Lacan ai ben noti graffiti anti-strutturalisti sui muri della Parigi del ’68: le strutture non scendono in strada. Cioè: le grandi manifestazioni del ’68 di studenti e operai non si possono spiegare nei termini dello strutturalismo, ragion per cui alcuni storici intendono il 1968 addirittura come la data che separa lo strutturalismo dal post-strutturalismo, che era – così va avanti la storia – tanto più dinamico e incline a interventi politici attivi. La risposta di Lacan è stata che proprio questo è ciò che è accaduto nel 1968: le strutture sono scese nelle strade, vale a dire: gli eventi visibilmente esplosivi non erano altro che il risultato di uno squilibrio strutturale – nei termini di Lacan, del passaggio dal discorso del Padrone al discorso dell’Università. Occorre qui sollevare alcune questioni. Lacan aveva ragione? Il passaggio dal Padrone all’Università è davvero tutto ciò che è accaduto con gli eventi del ’68? L’entusiasmo ubriaco di libertà non era altro che un mezzo per rimpiazzare una forma di dominio con un’altra (ricordiamoci la sfida di Lacan agli studenti: Come rivoluzionari, voi siete degli isterici che chiedono un nuovo padrone. E lo avrete)? Seppur Lacan avesse avuto ragione, il ’68 è stato un evento singolo? O forse un evento diviso e ambiguo in cui differenti tendenze politiche hanno lottato per l’egemonia? Questo spiegherebbe il fatto che, mentre il ’68 è stato gloriosamente appropriato dall’ideologia egemonica come un’esplosione di libertà sessuale e di creatività antigerarchica, Nicolas Sarkozy ha potuto affermare nella sua campagna elettorale del 2007 che il suo grande obiettivo è far sì che la Francia superi infine il ’68. Così c’è un loro ’68 e un nostro ’68 – nella memoria ideologica di oggi, la nostra idea basilare delle manifestazioni di Maggio, il legame tra la protesta degli studenti e gli scioperi degli operai, è dimenticata. E, infine, la questione maggiore: se, come sostiene Alain Badiou, il Maggio ’68 è stato la fine di
un’epoca, segnalando (insieme alla Rivoluzione Culturale Cinese) l’esaurimento definitivo della grandiosa serie politico-rivoluzionaria che è iniziata con la Rivoluzione d’Ottobre, dove siamo oggi? Noi che ancora contiamo su un’alternativa radicale al capitalismo democratico-parlamentare, siamo costretti a ritirarci e ad agire da differenti siti di resistenza o possiamo ancora immaginare un intervento politico più radicale?

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22 - Ettore Scola, Goffredo Bettini
Introduce Igor Patruno


Incontro con
Ettore Scola
Goffredo Bettini

Introduce
Igor Patruno

A seguire proiezione del film "C'eravamo tanto amati" (1974)

Gli anni ’70 si rivelano estremamente importanti per Ettore Scola, soprattutto grazie a un film che ripercorre trent’anni di storia italiana, dal 1945 al 1975. C’eravamo tanto amati racconta le storie di tre partigiani divenuti amici combattendo insieme per la liberazione – Gianni (Vittorio Gassman), Antonio (Nino Manfredi) e Nicola (Stefano Satta Flores) – che si innamorano della stessa donna, Luciana (Stefania Sandrelli). Attraverso le vicissitudini dei protagonisti, Scola disegna la storia italiana di quegli anni, riproponendone i miti, le disillusioni e le speranze, sullo sfondo di un’Italia in rapido mutamento. Ma i film del Maestro Scola sono tanti, tutti disegnano una parabola dell’Italia tra splendori e debolezze, dal Il Commissario Pepe (1969) a Brutti, sporchi e cattivi (1976), La terrazza (1980), La famiglia (1987), La cena (1998) e il più recente Gente di Roma (2003). Goffredo Bettini, presidente della Festa del Cinema di Roma e Ettore Scola raccontano quel cinema italiano d’autore, fatto di grandi sceneggiature e di grandi attori, che tanto successo ha riscosso nelle sale cinematografiche non solo italiane.

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23 - Valle Giulia, frammenti di uno scontro di classe

Tavola Rotonda con
Ennio Di Francesco
Massimiliano Fuksas
Claudio Petruccioli
Michele Placido (intervista registrata)
Franco Piperno
Lidia Ravera

conduce
Marino Sinibaldi

intervista registrata di Michele Placido

Con la partecipazione di
Ascanio Celestini che legge la poesia di Pier Paolo Pasolini “Il PCI ai giovani”

“Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti, / io simpatizzavo coi poliziotti! / Perché i poliziotti sono figli di poveri”. Gli studenti che si trovavano a Valle Giulia e che per la prima volta nella storia del movimento reagirono alle cariche della polizia contrattaccando, erano invece figli di papà “prepotenti, ricattatori e sicuri:/ prerogative piccoloborghesi”. Questa è l'idea che di quel giorno centrale nella storia del Sessantotto romano si fece Pier Paolo Pasolini, la cui presa di posizione scatenò infinite polemiche all'interno del PCI e del Movimento. Oggi, a quarant'anni di distanza, val la pena cercare di ricostruire cosa accadde quel 1 marzo 1968 attraverso il ricordo di chi a Valle Giulia c'era e di chi invece l'ha solo sentita raccontare.


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Edited by Bluedream - 1/11/2009, 06:38

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